E bravo il Luttazzi, avesse fatto il musicista, forse sarebbe ancora la in Rai, a farci sorridere. Secondo album per il comico romagnolo, che è una apologia vivente dell’ecletismo. La scuola è noiosa , meglio la musica. Come nei thriller il pianoforte è indizio di brividi, così l'incipit al piano di questo secondo disco di Daniele Luttazzi apre le porte a emozioni forti, dieci canzoni e una traccia strumentale capaci di scuotere e sorprendere. A non sorprendere, naturalmente, è il fatto che il poliedrico satiro romagnolo eccella anche in questa forma espressiva, visto che sa plasmare le caratteristiche di ogni mezzo utilizzato – dalla tv al teatro, dai libri ai disegni, alla musica appunto, “incontrata” nel 1979 – attorno alle proprie peculiarità. “L’arte ti chiama e non puoi fare altro che rispondere” dichiara Luttazzi, ed è un po’ come se anche questo album (che arriva due anni dopo l’esordio ufficiale con ‘Money For Dope’) chiamasse all’ascolto, ripetuto e famelico. Si vola su u...
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