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Biografie: "John Lydon" fa a pezzi i miti rock e punk


Trent'anni fa si chiamava Johnny Rotten (cioè Johnny il marcio) e si divertiva a ridicolizzare tutta l'iconografia del rock and roll con i Sex Pistols.
Oggi Lydon continua a farsi beffe di miti e riti della musica con il suo libro autobiografico (No Irish No Black No Dogs) appena uscito, dove mena mazzate a destra e a manca.

Il vero motivo del successo mondiale dei Sex Pistols? Scrive Lyndon, "La capacità di manipolare i media" e "l'osservanza della sola regola buona in Gran Bretagna: dato che ti dicono di stare al tuo posto, e allora non ti resta che fare ciò che preferisci senza riguardo per nessuno".

John Lydon nella autobiografia butta bombe su tutto e tutti a cominciare dalle vecchie rockstar; Mick Jagger: che definsce con i Rolling (disgustosi). Elton John: un vecchiaccio cocainomane e un pagliaccio paffuto che suona il pianoforte", David Bowie: "Un pomposo imbecille".

Non c'è pietà nemmeno per i compagni di strada del punk, stando a quanto si legge nella biografia. I Clash vengono demoliti con questo giudizio: "Urlavano slogan facili rubati a Karl Marx". La stilista Vivienne Westwood, che insieme a Malcolm McLaren lanciò la moda punk: "Io mettevo i vestiti, lei guardava e mostrava tutto in vetrina nei suoi negozi. Ora è ridicola solo per il gusto di esserlo, fa abiti da discoteca per ricchi modaioli.
L'unico rimpianto è per Sid Vicious, il bassista dei Pistols. Ma quando torna a se stesso, Lydon dimentica di commentare con pari sarcasmo le riunioni patetiche della band negli ultimi anni. O forse, per la prima volta, lascia parlare la sostanza dei fatti: "Avevo bisogno di soldi".

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