martedì, maggio 27, 2008

Lonely Drifter Karen: Grass Is Singing (recensione)

Lonely Drifter KarenSembra uscita dalle nebbie della campagna incantata di una saga nordica, dal laboratorio di un alchimista che ricerca la pietra filosofale, o dal labirinto fatato di un racconto di Tolkien. Tanja Frinta è la cantante e compositrice dei brani eseguiti da una band che ruota esclusivamente intorno a lei, denominata Lonely Drifter Karen, alla sua prima uscita discografica.

Grass Is Singing (questo il titolo dell’album, prodotto da Crammed e distribuito da Materiali Sonori) è un percorso straniante all’interno di un folk stralunato costituito da canzoncine che ti si aggrappano addosso allo stesso modo di piante carnivore, e come queste ti attirano con i colori sgargianti dei loro fiori e poi ti iniettano il loro veleno fatale. Che non uccide, ma ti porta in un’altra dimensione, dove incontri folletti, piedi che diventano yo-yo, inventori pazzi che si innamorano di donne clown del circo, ragazze che si trasformano in elefanti, angeli che sospirano mentre le donne devono rinunciare alle prelibatezze del gelato, erba che canta, come nel titolo del cd.

Tanja Frinta è nata a Vienna, dove da bambina veniva accompagnata ad assistere a spettacoli di cabaret e di musical, che hanno lasciato tracce indelebili nella sua personalità artistica. Si è trasferita dapprima in Svezia e poi a Barcellona, dove ha incontrato gli altri due membri dei Lonely Drifter Karen: il pianista Marc Meliá Sobrevias (anche arrangiatore dei brani del disco) e il batterista italiano Giorgio Fausto Menossi.

Tanja ha alle spalle diverse esperienze con indie band tutte al femminile, poi la brusca sterzata. Ha imbracciato la sua chitarra, ha tirato fuori la sua voce da bambina, o da sirena, comunque da ammaliatrice raffinata e ipnotizzante, e si è tuffata in questa impresa musicale. Raffinata, originale, intrisa di visionarietà e di piacevoli-inquietanti tracce di creativa follia, accompagna l’ascoltatore attraverso un mondo che non è quello che lo circonda, ma che si trova in un angolo trascurato della mente legato alle fiabe dell’infanzia e alla fantasia che è sempre più cacciata dalle logiche della società e della produttività.

Il disco, con le sue accattivante tredici tracce, è un invito a lasciarsi prendere per mano e a perdersi in un mondo che non ricordavamo più: quello delle fiabe e dei cabaret espressionisti. D’altra parte, come recita il titolo della prima canzone dell’album, “The World Is Crazy”…

Recensione di Gian Luca Barbieri

Lonely Drifter Karen: myspace

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